Rules
Divieti e restrizioni sulle criptovalute nel mondo
Non tutti i paesi trattano le criptovalute come l'UE. Alcuni stati vietano quasi completamente il possesso o l'uso di criptovalute, mentre altri limitano solo utilizzi specifici come i pagamenti o il trading tramite exchange locali. Chiunque viaggi, lavori o operi a livello internazionale trae beneficio dal comprendere le differenze tra questi regimi prima di riscontrare problemi con un wallet, un exchange o a un valico di frontiera.
Divieti assoluti e restrizioni mirate
Un numero ridotto di paesi dichiara formalmente illegale il possesso, l'uso o il trading di criptovalute. In tali giurisdizioni si rischiano sanzioni o procedimenti giudiziari se individuati, indipendentemente dal fatto che si detengano soltanto asset o si faccia trading attivo. Tali divieti assoluti sono meno comuni di quanto spesso si creda; molti articoli sui paesi 'vietati' riguardano in realtà restrizioni specifiche.
Una restrizione mirata è molto più comune: alle banche può essere vietato collegare i conti agli exchange di criptovalute, alle imprese può essere proibito accettare criptovalute come pagamento, oppure può essere vietata la creazione di nuove monete tramite mining o ICO. Tali norme spesso non toccano il possesso, ma rendono praticamente difficile convertire le criptovalute in valuta locale o utilizzarle per i pagamenti quotidiani.
Non è quindi mai sufficiente sapere che un paese è 'rigido' sulle criptovalute; la natura esatta della restrizione determina se si corrono rischi come turisti, expat o investitori.
- I divieti assoluti sono più rari di quanto suggeriscano i titoli dei giornali
- Le restrizioni bancarie e di pagamento sono più comuni dei divieti di possesso
- Verificare sempre l'ambito esatto, non solo il titolo della notizia
Perché i paesi introducono queste regole
Le motivazioni variano notevolmente da paese a paese. Alcuni governi temono la fuga di capitali: i cittadini che convertono i propri risparmi in criptovalute per eludere i rigidi controlli sui cambi minano la politica della banca centrale. Altri paesi intendono principalmente proteggere la propria valuta nazionale dalla concorrenza delle stablecoin o di mezzi di pagamento esteri che circolano tramite criptovalute.
Altre restrizioni derivano da preoccupazioni relative al riciclaggio di denaro, alla frode o alla tutela dei consumatori, in modo analogo alle motivazioni alla base delle norme dell'UE, ma tradotte in un divieto anziché in un regime di licenze. Infine, anche le considerazioni energetiche giocano un ruolo: alcuni paesi con reti elettriche sotto pressione limitano nello specifico il mining a causa del consumo di elettricità, senza incidere sul trading o sul possesso.
- Tutela della valuta nazionale e controlli sui capitali
- Preoccupazioni per il riciclaggio di denaro e la tutela dei consumatori
- Restrizioni energetiche rivolte nello specifico al mining
Conseguenze per l'accesso agli exchange
I grandi exchange internazionali adeguano i propri servizi in base alla posizione fisica o alla residenza dell'utente. Ciò significa che l'accesso a determinate funzionalità, o all'intera piattaforma, può essere bloccato quando l'indirizzo IP o la residenza verificata rientrano in un paese soggetto a restrizioni. Viaggiare verso un paese di questo tipo può quindi compromettere temporaneamente l'accesso al conto, anche se non vi si risiede.
Gli exchange locali nei paesi con norme rigide operano spesso con una licenza separata e con funzionalità più limitate, ad esempio senza derivati o senza collegamenti diretti con i conti bancari. Chiunque viva in uno di questi paesi e desideri comunque fare trading su un exchange internazionale si imbatte in ostacoli pratici slegati dalla tecnologia delle criptovalute in sé.
Conseguenze pratiche per viaggiatori ed expat
Per i turisti, il rischio è generalmente limitato all'uso di applicazioni o all'esecuzione di pagamenti; la semplice detenzione di criptovalute su uno smartphone causa raramente problemi ai controlli di frontiera. Per chi soggiorna o lavora più a lungo in un paese restrittivo la situazione è diversa: datori di lavoro o banche locali possono rifiutarsi di pagare gli stipendi in criptovalute, e la conversione di criptovalute in valuta locale può essere ostacolata in modo formale o informale.
Gli expat e i nomadi digitali che utilizzano le criptovalute come parte del proprio reddito dovrebbero verificare in anticipo se il paese ospitante riconosce i pagamenti in criptovaluta e se si applicano restrizioni al trasferimento del valore equivalente su un conto locale.
- La detenzione di criptovalute su uno smartphone causa raramente problemi ai controlli di frontiera
- Il pagamento dello stipendio in criptovalute non è consentito in molti paesi restrittivi
- La conversione in valuta locale può essere ostacolata in modo formale o informale
Come si collegano questi regimi con l'UE
L'UE ha scelto un modello basato su licenze con il regolamento MiCA anziché un divieto: i fornitori possono offrire servizi relativi alle criptovalute una volta rispettate le norme su capitale, trasparenza e vigilanza. Si tratta di un punto di partenza fondamentalmente diverso rispetto ai paesi che rifiutano di riconoscere le criptovalute in linea di principio. Per i residenti nell'UE ciò significa che la propria giurisdizione di norma non costituisce un ostacolo, ma i viaggi o le attività commerciali verso paesi restrittivi richiedono comunque una verifica specifica.
Frequently asked questions
Il possesso di criptovalute è illegale nei paesi che le 'vietano'?
Questo varia da paese a paese. Un numero ridotto di stati vieta esplicitamente il possesso, ma nella maggior parte dei paesi con 'divieti' le norme limitano in realtà le banche, i pagamenti o il mining, non il possesso in sé.
Posso avere problemi come turista se ho criptovalute sul telefono?
Ciò accade raramente. Il rischio risiede principalmente nell'uso attivo delle criptovalute per pagamenti o trading all'interno di un paese restrittivo, non nella semplice detenzione durante una visita.
Gli exchange bloccheranno il mio conto se viaggio in un paese del genere?
Alcuni exchange internazionali limitano le funzionalità in base alla posizione attuale o all'indirizzo IP, il che può influire temporaneamente sull'accesso durante un viaggio, anche se si risiede altrove.
Il MiCA cambia qualcosa per i paesi al di fuori dell'UE?
No. Il regolamento MiCA disciplina il mercato dell'UE e non ha alcun effetto diretto nei paesi extra-UE, che mantengono le proprie regole, spesso più severe o definite in modo meno preciso.
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